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   Il fenomeno della prostituzione immigrata

Situazione attuale del fenomeno

Il quadro generale della prostituzione di strada è profondamente cambiato negli ultimi tempi, in seguito ai mutamenti strutturali dei flussi migratori in entrata, nonché alla più decisa azione delle forze di polizia volta a contrastare il fenomeno della prostituzione di strada.

Il primo fenomeno ha modificato la composizione del mondo della prostituzione sotto ogni profilo possibile: sotto il profilo della provenienza nazionale, ma anche delle estrazioni sociali, della formazione scolastica e più genericamente culturale, della lingua e dei dialetti e - conseguentemente - delle possibilità di comunicazione delle persone protagoniste fra loro e della possibilità di formazione di reti, anche minime, di sostegno reciproco; importanti modifiche ci sono state anche nella composizione per età.

La distanza dall'ultima sanatoria (governo Dini) ha aumentato il tasso, già prima elevatissimo, di persone in condizioni di clandestinità e, attualmente, non è possibile prevedere l'impatto che, su questo mondo, avrà il completamento delle pratiche di sanatoria in atto.

L'azione delle forze di polizia, contrastando la prostituzione attraverso le norme in materia sull'immigrazione, ha aumentato le espulsioni (eseguite o meno), ma in questo modo si è anche accelerato il turn over delle prostitute sfruttate e no, si è aumentata la loro mobilità sul territorio, sono state spinte ancora più ai margini della visibilità urbana, si è favorito il loro passaggio al lavoro al chiuso, oltre ogni credibile possibilità di contatto per soggetti esterni al mondo della prostituzione.

L'effetto delle nuove norme in materia di immigrazione (la cosiddetta "legge Bossi-Fini") si fa sentire complicando le strategie possibile di reinserimento, che passano sempre e comunque per la regolarizzazione della condizione giuridica del soggetto sul territorio, cioè, attualmente, per lo più attraverso il noto e già menzionato strumento dell'art. 18.

Le nuove norme sul punto di essere discusse in Parlamento, contenute nel disegno di legge che dovrebbe costituire la base di riforma della legge Merlin, molto semplicemente presumono che le prostitute immigrate interessate siano già in possesso di un regolare permesso di soggiorno (o della cittadinanza italiana) e, così facendo, non intervengono sulla gran massa delle persone coinvolte nei movimenti di prostituzione migratoria: queste, infatti, sono per lo più in condizioni di clandestinità o in attesa di una qualche forma di regolarizzazione della loro presenza sul territorio. Inoltre, quelle che risiedessero regolarmente in Italia, ma fossero ugualmente oggetto di sfruttamento o tratta, resterebbero, con i metodi di contatto elaborati negli ultimi dieci e più anni, comunque fuori dalla portata degli operatori, perché al chiuso degli appartamenti, dei club e centri di benessere.


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