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   Il fenomeno della prostituzione immigrata

Le problematiche emerse - Immigrazione e tratta

I canali di ingresso del traffico di donne da destinare alla prostituzione e quelli del mercato di mano d’opera in generale i flussi migratori, soprattutto irregolari sembrerebbero coincidere. Ad un esame più attento si possono tuttavia individuare sostanziali differenze: infatti diverse sono le condizioni che caratterizzano i semplici flussi migratori rispetto agli ingressi di donne fatte oggetto di traffico sessuale.

Nel primo caso si registra comunque una scelta basata su un progetto migratorio. Nell’altro esiste anche una immigrazione forzata – non raramente avviata tramite rapimento e forme di raggiro –, o finalizzata allo sfruttamento sessuale. Anche le modalità di pagamento del trasporto sono differenti: in genere i lavoratori migranti saldano in contanti, mentre alle donne destinate alla prostituzione viene concesso - in genere - un credito da saldare in seguito, in quanto base di partenza per l’attivazione di un meccanismo di ricatto violento.

In quest'ultimo caso si tratta dunque di un fenomeno sociale connotato da una estrema drammaticità che nelle manifestazioni più estreme si configura come nuova forma di schiavitù. I rapporti che intercorrono tra gli attori coinvolti sono caratterizzati dalla violenza e dall’abuso della posizione di vulnerabilità del soggetto vittima di tratta. Ciò che caratterizza la condizione della vittima è la mancanza pressoché assoluta di libertà, di possibilità di negoziazione, di possibilità di recidere la relazione assoggettante, in quanto perpetuata con la violenza, con relazioni abusive e con la coercizione reiterata. La violenza fisica, spesso subita dalle persone vittime di tratta, si accompagna a una massiccia forma di violenza psicologica, capace di produrre danni i cui effetti in molti casi lasciano “cicatrici” visibilissime anche in chi ha avuto la possibilità di fuoriuscire dalla condizione di schiavitù.


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