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La nostra Associazione trae
spunto per il suo nome dal vocabolo greco erythraea,
l'appellativo con il quale gli antichi indicavano il Mar Rosso o Mar
Eritreo, caratteristico per i suoi riflessi vermigli che, in certi
periodi dell'anno, gli vengono donati dall'Oscillatoria Erythraea,
un genere di alga marina che vive nelle sue acque.
A sud-ovest del Mar Rosso scivolano le coste dolci e sabbiose dell'Eritrea.
Il Paese ha preso il suo nome ufficiale nel 1890, quando il governo
italiano decise di unire giuridicamente i diversi insediamenti militari
presenti sulla costa in un'unica colonia che conservò fino al 1941.
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L'Eritrea confina con la Repubblica del Sudan a Nord, ad Ovest
con la Repubblica Federale Democratica d'Etiopia ed a Sud con la
Repubblica di Gibuti.
Il suo territorio presenta delle caratteristiche morfologiche particolari
dato che al suo interno si collocano sia delle zone semi-desertiche
pianeggianti, in special modo lungo la fascia costiera, sia delle
zone verdi e montuose, con clima temperato, nella regione centrale
del Paese. Quasi ad ergersi a baluardo dei popoli dell'interno,
infatti si erge il maestoso Altopiano Etiopico, i cui primi contrafforti
si innalzano proprio in Eritrea, facendo di questa un vero crogiolo
di flora, fauna e popoli con diverse tradizioni.
Le acque eritree, inoltre, sono spolverate da una miriade di isole
coralline incontaminate che ne fanno un potenziale paradiso turistico
per buona parte ancora tutto da scoprire.
L'Eritrea è uscita nel maggio del 1991 dalla sua trentennale guerra
per l'indipendenza con l'Etiopia.
Decenni di conflitto e varie calamità naturali, come le grandi siccità,
hanno determinato una situazione molto difficile dal punto di vista
socioeconomico ed in particolar modo per ciò che riguarda l'emergenza
alimentare. Nonostante i miglioramenti già in corso, il sostentamento
di più del 50% della popolazione è attualmente assicurato, quasi
totalmente, dagli aiuti internazionali.
A questo stato di dipendenza da aiuti esterni si accompagnano, inoltre
le conseguenze economico-sociali della disastrosa guerra che di
nuovo il piccolo Paese africano si è trovato a combattere con l'Etiopia
per la determinazione del confine dal 1998 al 2000.
L'Eritrea oggi potrebbe rappresentare un esempio positivo in controtendenza
rispetto al panorama africano dove guerre e conflitti etnici infuriano
senza tregua. Questo giovane Stato africano è un concreto laboratorio
di convivenza multietnica. Vi sono ben 9 etnie presenti e la religione
cristiana-copta convive in armonia da secoli con quella mussulmana.
Purtroppo, il ristagnamento economico e la pericolosa instabilità
delle relazioni con i Paesi vicini obbligano l'attuale governo,
erede di quel Fronte Popolare per la Liberazione Eritrea che portò
all'indipendenza il Paese, ad un doloroso soffocamento di tutte
le libertà democratiche.
La fonte principale di sostentamento è data dall'agricoltura ed
in minima parte dalla pastorizia. L'industria è quasi inesistente.
La maggior parte della strade è ancora oggi distrutta, per cui i
collegamenti sono spesso difficili. L'aeroporto dell'Asmara, che
è la capitale, è invece attivo ed efficiente. Innumerevoli, comunque,
sono i problemi sociali, si pensi che su una popolazione di 3,5
milioni di abitanti, ci sono: 95 mila ex combattenti, per i quali
è difficile, ancor oggi, il reinserimento sociale e lavorativo e
60 mila disabili, la maggior parte dei quali per ferite di guerra,
di cui circa la metà non vedenti e tremila non autosufficienti.
Sono, inoltre, novantamila i giovani orfani e più di 500 mila eritrei
si trovano ancora nei campi profughi in Sudan.
Elevatissima è la percentuale di mortalità infantile. Vi è un medico
ogni 48 mila abitanti. Gli ospedali sono tutti funzionanti, ma con
molte difficoltà per mancanza di medicinali e strumentazioni.
Nei secoli passati l'Eritrea ha subito diverse dominazioni, da quella
turca all'egiziana, fino ad arrivare al colonialismo italiano dal
1890.
L'occupazione italiana è durata un cinquantennio, fino al 1941,
e fu caratterizzata dall'insensibilità politico-culturali delle
classi dirigenti, in quanto venne applicata nei riguardi della popolazione
una forte politica razzista e di emarginazione. Questa condizione
raggiunse l'apice dopo la proclamazione delle leggi razziali nel
1938. A testimonianza di ciò, le esecuzioni senza processo, l'uso
di mezzi disciplinari umilianti, la proibizione per i matrimoni
misti, il disinteressamento all'istruzione dei giovani eritrei.
Inoltre, la confisca dei territori sfruttabili compromise le forme
locali di sussistenza. Gli unici frutti positivi di questa parentesi
storica sono stati quelli, in realtà, non voluti dal governo colonizzatore,
come la contaminazione culturale ed il consolidamento di un identità
comune, presupposto per la successiva lotta per l'indipendenza.
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